
Secondo una recente inchiesta del Quotidiano di Sicilia, il costo stimato dell’inefficienza provocata dalla burocrazia è di circa 10,5 miliardi.
Secondo il precedente governo regionale, quello guidato da Musumeci, la ricchezza prodotta in Sicilia è scesa da 85,8 miliardi del 2018 a 79 del 2020.
Non mi piace colpevolizzare nessuno perché ogni governo e ogni epoca ha pregi e difetti, talvolta a prescindere dall’impegno.
A tal proposito, però, mi piace ricordare che gli anni migliori sono stati il 2001, con 96,6 miliardi, il 2002, con 96 miliardi, il 2003, con 95,8 miliardi, il 2004, con 96,2 miliardi, il 2005, con 98,1 miliardi, il 2006, con 99,7 miliardi, il 2007, con 99,4 miliardi, il 2008, con 97,6 miliardi.
Non a caso sono gli anni di maggior effetto della storica Legge Regionale 23 dicembre 2000 n.32, che grazie al lavoro svolto dalla Terza Commissione Attività produttive dell’ARS, ai suo brillanti funzionari, alla collaborazione di tutte le organizzazioni sindacali e di categoria e di alcuni validissimi esperti, fu integralmente riformato e semplificato il sistema di aiuti alle imprese provocando una fortissima spinta in avanti dei vari settori, dall’agricoltura all’artigianato, dal commercio all’industria, dal turismo alla cooperazione, dalla pesca all’edilizia cooperativistica, dall’imprenditoria femminile a quella giovanile, ecc.
Grazie a quella legge la Sicilia riuscì ad utilizzare per intero le somme comunitarie pari a circa 18.600 miliardi di vecchie lire e ad ottenere pure il premio di investimento previsto dall’Unione Europea, per altri 8 miliardi di euro circa.
In quel periodo la macchina regionale e quella dell’Ars funzionava e gli effetti sono tutti compresi nelle cifre di cui parla l’inchiesta di cui si è detto.