Prima, privandoci della proprietà delle banche, a noi siciliani ci hanno privati della gestione dei nostri risparmi e del loro uso produttivo; adesso ci privano dei nostri risparmi, attraverso un sistema fiscale e tributario tanto aggressivo quanto inefficiente, ma soprattutto evitando di varare politiche di sviluppo che tengano conto delle risorse di cui disponiamo e delle potenzialità che saremmo in grado di esprimere.

Oggi, come ieri, ci privano dei nostri figli costretti ad emigrare, perché qui non trovano idonee opportunità di lavoro e, si sa, chi emigra è difficile che ritorni.

Domani ci priveranno, di fatto, della proprietà dei nostri beni, ottenuti con enormi sacrifici, obbligandoci ad affrontare direttamente i loro costi di mantenimento e di manutenzione, ma sottraendoci i pochi utili che derivano dall’ uso eh se ne potrebbe fare se solo si potessero valorizzare. 

Il sogno pauperista, fondato sull’odio sociale, sull’invia, sulla colpevolizzazione del merito, sull’appiattimento, sta per realizzarsi con il nostro inconsapevole consenso al quale bisogna porre un limite.

Ancora una volta, infatti, la tendenza è a non combattere contro la povertà, ma contro la proprietà, le competenze e l’impresa, che sono i cardini di qualsiasi reale e solido sviluppo. L’alternativa è la fuga dei cervelli ma anche la fuga dei capitali.