
di Vito Pirrone
L’attuale scandalo che ha travolto il C.S.M. non si può ridurre alle condotte di singoli, come fa l’A.N.M.; affrontata così la situazione è un modo per non uscire mai dalla crisi che ha travolto l’ordinamento giudiziario e la giustizia italiana.
A distanza di quasi due anni dall’esplosione del cd. scandalo delle nomine, la magistratura non riesce a ritrovare lo slancio unitario necessario per uscire dalla crisi innescata da quelle vicende.
Lo scandalo delle nomine, che ha dimostrato quale sia stato il livello di interesse di soggetti estranei al Consiglio per le scelte del dirigente di uffici requirenti, ha riproposto con maggiore urgenza anche la riflessione sul tema delle Procure, sull’importanza di modalità trasparenti di esercizio dell’azione, sulle scelte di direzione dell’ufficio, sulla sfera di discrezionalità che le caratterizza e la capacità di rendiconto.
L’esame di tutta la vicenda fa emergere, fra l’altro, la totale discrezionalità delle procure nella gestione dei fascicoli. Le Procure godono di un autonomo potere nelle scelte delle priorità investigative. Instaurando un meccanismo che contrasta con il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale .
Necessita una riforma strutturale dell’ordinamento giudiziario. Questi fenomeni che sono emersi nella magistratura sono i segni di una grave crisi del sistema e di una patologia evidente delle dinamiche di potere interne alla magistratura stessa.
Infatti, uno dei tre poteri dello Stato, ossia quello giudiziario, diversamente da quello legislativo e da quello esecutivo, non risponde ad alcuno del proprio operato. Con la conseguenza che si è creato un potere molto più forte degli altri due, diversamente da quanto previsto nella Costituzione, e creando uno squilibrio tra gli assetti democratici. Un potere ingestibile e insindacabile, che controlla gli altri due poteri, oltre che la vita di tutti i cittadini.
Necessitano con urgenza interventi fattivi ed incisivi, che attualmente non sono previsti nella legge delega proposta dall’ex ministro Bonafede. Il C.S.M. deve essere riportato nell’ambito delle previsioni costituzionali. Oggi è diventato una terza Camera, un organo politico che detta legge sulla normazione, sia sull’ordinamento giudiziario, che sui temi di politica giudiziaria.
La magistratura è chiamata oggi ad una riflessione seria e coraggiosa su se stessa, per determinare un rinnovamento, etico e culturale, del sistema di governo autonomo e dell’associazionismo giudiziario. Un percorso che deve ridefinire la fisionomia del C.S.M.
La magistratura deve sapersi confrontare con l’attuale crisi, con un necessario recupero di fiducia della collettività, affrontando gli attuali problemi in maniera responsabile e condivisa.
È necessario rivedere l’ordinamento giudiziario e le norme sulla progressione di carriera della magistratura, ripristinando la previsione costituzionale che prevede esplicitamente la progressione mediante “promozioni” sulla valutazione del merito, con la previsione della responsabilità professionale per gli atti che essi compiono. Nel sistema delle riforme della giustizia è indispensabile procedere alla riforma della separazione delle carriere, sarebbe un principio di civiltà giuridica.
È mistificante sostenere che tutto quello che sta succedendo sia legato a devianze individuali di alcuni singoli magistrati.
Tutto ciò produce delle ricadute sulla mutazione del modello culturale di magistratura che è nella costituzione, con gli squilibri che si producono nel processo, si rischia di creare pregiudizi nell’opinione pubblica e di interferire, di fatto, con un esercizio sereno e libero della giurisdizione, provocando evidenti ricadute sulla comune cultura della giurisdizione .