Catania ha una bellissima spiaggia di sabbia bianca lunga circa km 8.5, dal faro Biscari alla foce del Simeto, tutta la prima metà della spiaggia è destinata alla balneazione, con diversi lidi, spiagge libere, campeggi, e colonie; mentre i restanti chilometri sono stati selvaggiamente edificati negli ultimi trenta anni e rappresentano una delle vergogne cittadine con i vari villaggi spesso al centro della cronaca per i tentativi, infruttuosi, di abbattere le case abusive. Un’ultima parte è quella protetta dell’oasi del Simeto, dove diverse specie di uccelli anche rari nidificano o comunque svernano.

Noi ci concentreremo qui sulla zona destinata alla balneazione perché è sullo sviluppo di questa porzione che è possibile puntare per incrementare il turismo e quindi l’economia siciliana. Certo sono giorni difficili per questo settore, ma è oggi che si dovrebbe organizzare il prossimo futuro, oggi che si dovrebbero mettere in atto tutte quelle strategie sia strutturali che legali per permettere a questo territorio di crescere domani.

Le prime notizie che ci sono arrivate circa l’utilizzo della spiaggia della città, detta fuori le mura, ci raccontano di una porzione di sabbia nella zona del Castello Ursino, al di fuori di Porta dei canali, dove i catanesi si recavano a passeggiare, a prendere il fresco della sera e a volte ad ascoltare della musica, ma la colata del 1669 coprì quella parte di Catania, e la trasformò. I catanesi allora abbandonarono quel tratto di mare, non volendo avventurarsi oltre le lave, dove mancavano le strade, la spiaggia era fangosa e il mare, con i suoi mulinelli pericoloso.

Avvicinandoci ai giorni nostri ed alle abitudini ormai tanto radicate nei cittadini catanesi, pare che i primi ad utilizzare la Plaia per fare i bagni siano stati i componenti della folta colonia di svizzeri che si era stabilita in città e che aveva dato vita a diverse piccole industrie e laboratori artigianali o commerciali. Questi, nei primi anni del novecento, forse a partire dal 1906 organizzarono dei tendoni sulla sabbia e diedero vita ai primi “lidi”,  subito vennero seguiti dai catanesi che cominciarono ad apprezzare i bagni a mare e soprattutto il piacere di trascorrere il tempo sulla spiaggia a giocare, passeggiare e chiacchierare. Chi ne aveva i mezzi faceva costruire delle casette di legno sulla spiaggia in cui trascorreva con la famiglia il periodo estivo, casette che dopo venivano smontate e conservate.

I trasporti del bagnanti verso le spiagge erano garantiti sia da un tram che si avventurava da Porta Uzeda verso la spiaggia e soprattutto da due vaporetti che facevano la spola tra piazza Alcalà, oggi piazza Borsellino, che allora era ancora “mare”, e i due lidi principali, lo Ionio e lo Spampinato. Esisteva anche una stradella che andava dal tondicello della Playa fino agli stabilimenti. Ma il divertimento era assicurato sopratutto dal vaporetto dei fratelli Gentilini, che dopo avere modificato un peschereccio, aggiungendovi qualche sedile ed una copertura, con un biglietto di soli 50 centesimi trasportavano in 15 minuti i bagnanti da una parte all’altra su un’imbarcazione addobbata a festa, ed in cui si respirava la gioia di una giornata al mare.